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"uno spazio di pensiero collettivo, dove partecipare alla co-creazione di un paradigma alternativo attraverso ricerca, scelta e condivisione."
 Cittadinanza Digitale: Vivere Insieme, Ora

Cittadinanza Digitale: Vivere Insieme, Ora

Giovedì, Ottobre 9, 2025

a cura di Luca Comazzetto

“Non siamo soli nel volere un mondo diverso. Ma crediamo di esserlo.” 
— Stefano Bartolini, Università di Siena

Cosa significa essere cittadini?

Essere cittadini è sempre stato partecipare, appartenere, decidere, curare, resistere, costruire. I documenti, i voti, le leggi — sono forme di espressione di questo atto. Non la sua essenza.

Oggi, la cittadinanza si esprime in uno spazio ibrido: tra umano e non umano, tra fisico e digitale, tra individuo e sistema. Le tecnologie non aggiungono una nuova dimensione — la ri-articolano.

Algoritmi, dati, piattaforme, sensori, ambienti — non sono strumenti passivi. Agiscono. Decidono. Influenzano. Sono attori nel sistema sociale, non esterni a esso.

La cittadinanza, allora, non è solo un rapporto tra individui e istituzioni. È un modo di abitare il mondo insieme — con chi, con cosa, con quali regole, con quali responsabilità.

La democrazia: un modello che si espande

La democrazia moderna si basava su un’idea: individui liberi, uguali, che delegano il potere a rappresentanti.

Un’idea potente — ma incompleta.

Oggi, chi decide? Non solo gli umani. Anche le macchine. Gli algoritmi che filtrano le notizie, che assegnano crediti, che selezionano candidati, che gestiscono i servizi pubblici.

Non sono strumenti passivi. Sono attori. E la loro presenza — silenziosa, invisibile, pervasiva — cambia il gioco.

La cittadinanza digitale non è un aggiornamento tecnologico. È un cambio di paradigma: ci invita a riconsiderare il ruolo dell’umano nella governance — non come unico protagonista, ma come parte di un sistema.

In Italia, i numeri parlano chiaro

Dal 2020 al 2024, il PIL è cresciuto del 16,6%.

Ma i salari reali sono crollati del 5,8% (BCE). L’OCSE parla di un calo del 7,5%.

I profitti sono andati alle banche, alle grandi aziende, ai manager.

I lavoratori? Hanno perso valore.

Secondo Mediobanca, il margine operativo delle società a controllo pubblico è passato dal 4,5% al 9,5% in due anni — mentre i loro dipendenti hanno perso quasi il 9% del potere d’acquisto.

Questo non è un dettaglio economico.

È un fatto politico.

E alimenta una sensazione di impotenza — che diventa terreno fertile per la protesta.

Come scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera:

“Molti italiani si sentono vittime dell’ economia del Paese.”

🔹 Integrazione – Dati economici (Fubini, Corriere della Sera, 2025)
Questo intreccio tra crisi politica ed economica è evidente in Italia. Dal minimo del 2020 al 2024, il PIL è cresciuto del 16,6%, superando la media dell’area euro. Eppure, il potere d’acquisto dei salari reali è crollato del 5,8% (BCE), con stime OCSE che parlano di un calo del 7,5%. I frutti della crescita non sono andati ai 16,5 milioni di lavoratori dipendenti, ma si sono concentrati in settori specifici: banche quotate, società a controllo pubblico, grandi manager. Secondo Mediobanca (2024), il margine operativo delle società a controllo pubblico è passato dal 4,5% del 2022 al 9,5% del 2024, mentre i loro dipendenti hanno perso quasi il 9% del potere d’acquisto. Questa redistribuzione silenziosa del valore, dal lavoro al capitale, non è un dettaglio tecnico. È un fatto politico, che alimenta un senso di esclusione e di impotenza collettiva. Come osserva Federico Fubini nel suo articolo per Corriere della Sera (leggi qui), molti italiani si sentono “vittime dell’economia del Paese”, e questa frustrazione diventa terreno fertile per la protesta sociale.

La politica si sposta: dai palazzi alle reti

I parlamenti restano importanti.

Ma non sono più gli unici luoghi dove si decide.

Le piattaforme digitali — social, app, forum, strumenti di partecipazione — stanno diventando spazi politici.

Non per sostituire la politica, ma per amplificarla.

Ma attenzione: le piattaforme non sono neutre. Il loro design decide chi è visibile, chi può parlare, chi viene ascoltato.

La governance digitale è anche una questione di architettura delle relazioni.

Non è solo “chi ha accesso”.

È “come è progettato l’accesso”.

Net-attivismo: la politica che nasce dalle reti

Movimenti come la Primavera Araba, Occupy Wall Street, i Gilets Gialli, le mobilitazioni per Gaza in Italia — non sono nati da partiti.

Sono nati dalle reti. Senza leadership centralizzate. Connessi, mobili, fluidi.

La ricerca del centro Atopos (Università di San Paolo) li chiama “atopici”: non legati a un luogo, ma distribuiti in una rete di connessioni che si attivano e disattivano in tempo reale.

Non si limitano a “scendere in piazza”.

Passano dalla rete alla strada, e dalla strada alla rete — in un ciclo continuo di azione e riflessione.

Il net-attivismo non è ovviamente un’alternativa alla politica.

È una nuova ecologia politica: l’azione collettiva si realizza attraverso la connessione, non attraverso la rappresentazione.

La psicologia del silenzio

C’è una maggioranza silenziosa in Italia.

Secondo una ricerca internazionale coordinata da Andreas Krafft, il 96% degli italiani vorrebbe una società basata su cooperazione e sufficienza, non su competizione e crescita illimitata.

Ma quando si chiede loro se gli altri la pensano così, stimano che solo il 43% sia d’accordo.

Questo divario crea una spirale del silenzio: “Non agisco perché credo di essere solo.”

Ma quando scopri che non lo sei — come in un esperimento in cui la rivelazione del sostegno reale al clima ha aumentato le donazioni di 16 dollari in media — l’azione collettiva si sblocca.

Come dice Stefano Bartolini:

“Il sistema è più fragile di quanto sembri. È sostenuto da una convinzione sbagliata: quella di essere soli.”

🔹 Integrazione – Psicologia collettiva (Bartolini, StartupItalia, 2025)
Queste esplosioni di partecipazione collettiva spesso nascono da un senso di impotenza diffuso, che si trasforma in visibilità improvvisa.Come osserva Stefano Bartolini (Università di Siena), esiste una maggioranza silenziosa che desidera un mondo più cooperativo, sostenibile, equo. Una ricerca internazionale coordinata da Andreas Krafft mostra che oltre il 96% degli italiani vorrebbe una società basata su cooperazione e sufficienza economica, non su competizione e crescita illimitata. Eppure, quando si chiede loro se gli altri la pensano così, stimano che solo il 43% sia d’accordo. Questo divario alimenta la spirale del silenzio: le persone non agiscono perché credono di essere sole. Ma quando scoprono di non esserlo — come in un esperimento in cui la rivelazione del sostegno reale al clima ha aumentato le donazioni di 16 dollari in media — l’azione collettiva si sblocca. L’articolo completo di Stefano Bartolini su questo tema è disponibile su StartupItalia (leggi qui).

Le pandemie ci hanno mostrato una verità scomoda: non siamo autonomi

Le pandemie hanno rivelato ciò che già sapevamo, ma ignoravamo: la comunità umana non è autonoma.

Virus, clima, inquinamento, sistemi sanitari, reti di trasporto — sono parte attiva della vita sociale.

Le decisioni politiche sono mediate da dati, algoritmi, modelli predittivi.

La “comunità” non è più solo un insieme di individui. È un sistema ibrido: umani e non umani co-determinano la realtà.

La cittadinanza non può limitarsi a un diritto legale.

Deve diventare una pratica di cura reciproca — che riconosce la dipendenza tra tutti gli elementi del sistema: biologici, tecnologici, sociali.

Verso una nuova ecologia delle interazioni

La cittadinanza digitale non è solo accesso alla tecnologia.

È un modo nuovo di abitare il mondo.

Come scrive Massimo Di Felice, viviamo in ecologie:

  • Atopiche: senza un luogo fisso, ma presenti in molti contesti relazionali
  • Reticolari: definite da connessioni, non da gerarchie
  • Simpoietiche (Donna Haraway): in cui umani e tecnologie co-creano il mondo

In questo nuovo contesto, la governance non è solo rappresentanza.

È un processo di cura delle relazioni — in cui il design dei dati, delle piattaforme, delle interfacce diventa una forma di responsabilità civica.

La politica non è più solo “soggetto-centrica”. È sistema-centrica.

La nostra responsabilità?

Non è solo “esprimere un voto”.

È partecipare consapevolmente alla costruzione di sistemi giusti, sostenibili, inclusivi.

Ti invito a riflettere:

  • In che modo le tecnologie che usi ogni giorno influenzano la tua partecipazione sociale?
  • Dove si prendono le decisioni che riguardano la tua vita?
  • Come possiamo progettare sistemi digitali che rispettino la vita in ogni sua forma e dimensione?

Perché ogni tecnologia è un atto di cura... o di estrazione.

La scelta è nostra.

Luca Comazzetto

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Fonti e Riferimenti

  • Di Felice, Massimo — www.massimodifelice.net
  • Haraway, Donna (2016). Staying with the Trouble. Duke University Press
  • Lovelock, James (1979). Gaia: A New Look at Life on Earth
  • Atopos, Universidade de São Paulo (USP) — Canale YouTube
  • BCE (2024). Potere d’acquisto dei salari in area euro
  • OCSE (2024). Salari reali e inflazione in Italia
  • Mediobanca (2024). Rapporto sulle società italiane
  • Fubini, Federico — La discesa record dei salari reali in Italia, Corriere della Sera (2025) — leggi l’articolo
  • Bartolini, Stefano — Il bicchiere mezzo pieno del prof che studia la felicità, StartupItalia (2025) — leggi l’articolo
  • Krafft, Andreas — Ricerca internazionale su preferenze sociali (2024)
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Perché L2? Una nota personale

L2 non è nato per rispondere a una domanda di mercato specifica.

È nato per rispondere a una domanda intima: Come superare un’abitudine che separa — l’io dall’altro, l’esistenza in compartimenti, l’individuo in componenti — e riscoprire l’interconnessione propria della vita?

Lucrezia e io abbiamo fondato L2 con un’intenzione semplice: essere coinvolti e coinvolgere.

Non per costruire un’azienda, ma un ecosistema — aperto, dinamico, partecipativo — che integri progetti operativi con spazi di pensiero, strumenti con idee, azioni con riflessioni.

L2 è un progetto polimorfo, perché lavora per abbattere confini: tra fisico e digitale, tra etico e pratico, tra progresso e libertà.

Non vogliamo sostituire il sistema — vogliamo riconfigurarlo, partendo da piccoli gesti, da scelte consapevoli, da relazioni curate.

Ogni articolo del nostro Market, ogni post del Blog, ogni disegno dei Concepts, ogni collaborazione con Partners — è un passo verso un paradigma che mette al centro la vita nelle sue varie forme: individuali, collettive, tecnologiche, ecologiche.

Non siamo qui per salvare il mondo. Siamo qui per costruire, insieme, un modo diverso di abitarlo.

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